Power Bank, questi sconosciuti. Come funzionano?

Ormai con il passare del tempo, le tecnologie si stanno evolvendo, soprattutto per i dispositivi smart come wearable, smartphone, tablet ed ebook. I dispositivi diventano sempre più potenti, ma la potenza come sempre ha un piccolo prezzo. Nel nostro caso, abbiamo potuto notare come l’aumento delle prestazioni sia fonte delle minore durata della batteria dei nostri dispositivi. Oltre questo abbiamo la necessità sempre maggiore di essere sempre connessi, sfruttando tutte le tecnologia del caso.

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Così troviamo due soluzioni principali:

  • Maggiorare la capacità delle batterie dei devices.
  • Creare una fonte esterna, meglio se portatile da utilizzare nei momenti di emergenza (Power Bank)
Per il primo punto, ormai si hanno numerosi top di gamma, ma anche smartphone di fascia media che superano tranquillamente batterie di 3000mAh, valore molto elevato ma che a volte non basta ancora. Posso assicurarvelo io che utilizzo un Asus Zenfone 2 con una batteria ai polimeri di litio da 3000mAh.
 
Ok, prima di continuare a leggere l’articolo, provate a vedere la capacità della vostra batteria, vi sarà utile anche durante la lettura per farvi delle idee più precise.
 

Ora iniziamo a parlare di Power Bank, che cosa sono queste scatoline di varie forme che potete trovare online a poche decine di euro?

Essenzialmente, non sono altro che delle batterie portatili (proprio come quelle presenti nei vostri dispositivi) , con la relativa elettronica. Quindi ricapitolando troviamo:

  • Una batteria o un pacco batterie
  • Un circuito con un ingresso  (carica Power Bank — microUSB)
    • Ricarica Power Bank
      Ricarica Power Bank
  • Un circuito di uscita (carica device — USB)
    • Carica Dispositivo
      Carica Dispositivo
Per quanto riguarda le batterie, possiamo trovarne essenzialmente di due tipologie: ai polimeri di litio o agli ioni di litio. Le prime possono assumere un design particolare, mentre le seconde hanno un design standard che le rende anche più economiche. Diciamo che nella scelta di un Power Bank, la batteria ha un ruolo fondamentale.
 
Ma come misuriamo la capacità di queste? L’unità di misura è il mAh (milli-Ampere per ora) e ci indica la quantità totale di energia che una batteria è in grado di imaggazinare.
 
Quindi in base a questo valore possiamo decidere se un Power Bank, è adatto ai nostri dispositivi o no. Per esempio, se abbiamo uno smartphone con una batteria che ha capacità di 3000mAh, non riuscirò a caricarlo con un Power Bank da 2500.
 
Ma quindi….se la capacità nominale è per esempio 5000 mAh, l’erogazione sarà proprio quella? NO! Perché? Perché abbiamo ancora i due circuiti interni. A cosa servono?
 
La tensione delle batterie utilizzate, solitamente è di circa 3,7V ma quella della porta USB che si utilizza per la carica dei nostri device è di 5V. Un primo circuito interno, quindi, servirà proprio per alzare la tensione a questo valore. La presenza di quest’ultimo porta una piccola perdita per il riscaldamento dei componenti e per la conversione. Dall’altro lato nel momento in cui dovremo andare a ricaricare batteria interna, dovremo avere un integrato che porti la tensione di ingresso (5V) a quella di uscita (3,7V). Come nel caso precedente, avremo una leggera perdita.
Quindi, se andiamo a misurare l’uscita del nostro Power Bank e non è quella dichiarata dalle specifiche, non disperate.
 
Circuiti Power Bank
Circuiti Power Bank aperto
 
Finisco questa breve panoramica accennandovi il discorso sulla corrente. Anche se molte persone trascurano questo particolare, andate a vedere la corrente di uscita riportata sull’etichetta dell’alimentatore che solitamente utilizzate per ricaricare il vostro dispositivo. Quando acquistate un Power Bank, la sua corrente erogabile dovrà essere uguale o superiore a questo valore. Infatti, se per esempio il vostro smartphone si ricaricasse con un alimentatore che eroga 1A, anche se il Power Bank avesse una corrente di uscita superiore, non succederebbe nulla. Se faceste il contrario, però, ci potremo trovare di fronte a due casistiche: il dispositivo non carica o la carica diventa estremamente lunga.
 
alimentatore etichetta

Un ultima cosa 🙂 Solo un ultimo favore…

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